I Samminiatesi sono strana
gente: franchi e aperti come si è in Toscana, ma sobri
e riservati come chi è convinto che la nascita lo abbia
privilegiato. E come San Miniato è un incrocio dei venti,
così la sua comunità si è aperta ai traffici, alle relazioni,
all'esterno.
Federico II di Svevia era un amico di San Miniato, e più
volte, come ricordato, vi soggiornò. E della precoce edificazione
del Convento Francescano, una delle opere monumentali
di maggior vigore della Città, si dice che fu opera dello
stesso San Francesco, poco più che trentenne, sui ruderi
della chiesa protoromanica di San Miniato che intorno
all'anno 700 diede origine alla città.
Ma il Repetti, nel suo Dizionario Corografico della Toscana,
definisce San Miniato "semenzaio di uomini illustri".
Vi hanno avuto i natali Matilde di Canossa e Francesco
Sforza, che darà luogo alla Casata dei Visconti di Milano.
Cinque secoli dopo un altro samminiatese, il senatore
Pietro Bucalossi, illustre oncologo, diverrà sindaco della
Città lombarda. E ancora a San Miniato vide i natali,
nel 1559, Ludovico Cardi detto "il Cigoli", il Correggio
Toscano, le cui opere sono conservate agli Uffizi, al
Louvre, al Prado e all'Hermitage.
Da una nobile casata samminiatese proviene inoltre il
ramo corso della famiglia Buonaparte. Per due volte Napoleone,
fanciullo, abitò a San Miniato presso i parenti, e vi
volle ritornare nel 1797 durante la Campagna d'Italia,
quando interruppe l'avanzata e tenne consiglio di guerra
nella casa dello zio monsignore che si affaccia sulla
piazza omonima. Dagli archivi, le gazzette dell'epoca
riportano in concitati articoli questo fatto straordinario.
E San Miniato fu il luogo in cui Giosuè Carducci, giovane
professore al Liceo, iniziò la strada di poeta che lo
avrebbe condotto al premio Nobel, pubblicando proprio
in cima al colle la sua prima raccolta: Le risorse di
San Miniato al Tedesco, presso il tipografo Ristori. Settant'anni
dopo un altro grande poeta, Mario Luzi, prenderà il posto
del Carducci su quella cattedra.
Arte e storia. Cultura e poesia. Strano incrocio che ancora
produce effetti. Il linguaggio cinematografico dei Fratelli
Taviani, nati in pieno centro storico, ha più volte narrato
San Miniato preso a metafora del mondo, come il microcosmo
attraversato dalla guerra fratricida della Notte di San
Lorenzo.
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